I
Senza parole rimani. Fantastiche ombre vediamo muovere e innalziamo corpi. Poeti attraversano strade buie con luci ai lati che inebriano l'animo inconsciamente. Fiamme fiamme attraversano la strada e gli occhi sbarrati non raccolgono lacrime di intense emozioni silenti. Energia con molto lavoro si trasforma in un miscuglio roboante che entra nell' orecchio interno e riprende il monito, con carri vuoti trasportati dal vento, la luna impedisce il buio, o meglio il sole; attraversa la strada di notte, la collina si raggiunge piano; contempla la luna il fuoco l'energia le stelle il cielo esplode. Scaraventa l'anima nell'aria sazia di me, e io riprendo a camminare. Sulla strada. Tra vari paesaggi e distese incontro l'albero dai fiori gialli, troppo alto per raggiungere qualcosa, mi arrampico e cado: chi stende il telo? Grazie. Riprendo il cammino ma subito la pianura si rivolta e fa scappare le titubanze davanti allo schermo silente. Vai! Vai a liberare energia! E il fiume scorre....
Dondola il destino senza sapere che l'attesa ci riserverà varie sorprese. Invisibile come sei agguanti il mistero. Così misteriosa eppure senza segreti, per questo misteriosa. Dondoliamoci e risparmiamo energia. Come succedeva la prima volta. Le prime volte che ci fermammo. Prima con un telo cadevi e morivi, ora muori, senza lacrime vivi d'incanto, natura sente strepitii. Ombre ombre e ombre. Lasciami che ti spiego io. La natura salta in qua. Che noiosa nottata in compagnia dell'erba mattacchiona degli scoiattoli che ti chiedono un drink; lìberati dell'anima gigante, lascia che si liberi nel cielo, che veda il sentiero per te e ti guidi all'arrivo, con titubanze ma senza ripensamenti, senza destino e senza morire, per ora.
Popolazione. Cresci ed espanditi, la terra è ricca. Genti di ogni dove, vivono di solo pane e io che muoio di niente. Gialli fiori dell'albero imponente, senza altre attese lo abbatto, non colpirlo in alto, lui ti vede,colpiscilo laddove non sa che c'è vita. Scappa più che puoi, comunque non ti inseguirà, servi ai piedi, vuota la tua -scenza. A gran passo vedremo il colpevole, si illuminerà di gioia, che non si conosce altro da queste parti, che mondo è senza un po' di mela, che mondo senza la poltiglia di cera di candela che ustiona la mia pelle. Non posso soffrir della candela versata per te, concedimi la grazia, quando morirai ti troverò sorridente, gioiosa nel tuo letto e sorridente, 'ché gli altri ti verranno a trovare e la casa farà uscire il fumo e gli animali negli alberi.
II
Caverna buia manda segnali di fuochi incessanti e tamburi e altri suoni scoscesi. La caverna si affolla di uomini di spiriti balli. Balli di balli di balli. Le maschere nascondono germogli nelle facce dei presenti che intensamente si rivelano all’uscita e alla luce. La pianura e il campo erboso così freschi sono perfetti per la danza. Si fa festa e la tribù si trasforma in un tutt’uno con l’aria, versate acqua solida ‘ché non c’è tempo ‘ché non c’è fuoco. Lascia l’ascia lascia l’ascia. A passo regolare danza e recita con la maschera, nel campo erboso recita con la maschera, la tua maschera. Il responso non si fa attendere, comunque. Pausa tra le palafitte. E un grazioso ritornello, come non si sente negli stadi avanzati dell’intelligenza e il cervello ribollisce di sapienza e di coscienza, la rivelazione di ogni uomo si configura in maniera blasfema, allora dimmi ciao Giorgio sei uno di noi «cavolo stai a fa’» non sei uno d noi e vaffanculo. Danza con noi muori se puoi poi risorgi e manca la tappa le tappe e brucia la pagliuzza del terreno.
Nel sottobosco rintracciamo spiriti che dormono e si assopiscono. Nulla più sta danzando allora vedremo carne e erba insieme allora vedremo casi umani in piazza, leggi fra le righe Sig Thompson fai di me un uomo libero. Oh si fai. Che idiota che sono. Mangia la carne e l’erba assieme rivestita di luci diventi un granatiere canta nel sottobosco su un tronco abbattuto rifletti su me e su te tra la luce soffusa e l’atmosfera calma e stabile. Io ti sto ad ascoltare, ascoltami. Grandi distese: dimentichiamo per non corrispondere con tutti coloro che muoiono dissanguati. La miniera d’oro non ci interessa. Il filone è troppo grande ed esteso io generalizzo non spreco la mia dignità per due gufi e tre marmotte. Recinti maligni accerchiano la casa bianca e vuota, s’illumina e risplende di luce silente. Riusciamo a scavalcare il recinto ma non possiamo entrare in due.
Allora fuori saltiamo e danziamo come e più di prima fuori mangiamo carne o erba e tutt’e due nei giorni coi gufi e le marmotte e furor di agnelli che rivestono un ruolo non indifferente, la casa è stretta, chimicamente incosciente e fagocitante. Intermezzo. Oche piscine e grandi distese ci aspettano solo lì le anime si fondono e spiriti si ribellan nella stanza c sto da solo. Solo nella stanza si crea un parco colle strutture liquide. Fuori mangiamo carne e erba o carne e erba. Arrosto. Ritrova la tua strada ragazzo. Ti resta poco tempo prima della fine stai attento al bosco coi gufi stai attento ai perigli. Ma non aver paura di farti del male. Stai attento a rischiare la tua strada di ghiaia.
III
Discendo le scale intense e ripide come una cascata. Altre luci meno intense mi accompagnano lateralmente e e la porta in lontananza produce una musica ritmica e accattivante, una musica rivelatrice ed ammaliatrice, è la vita. La vita che ti culla e ti consiglia. Che sogghigna, che ti perde. Alzarsi e correre non serve, meglio camminare ed ammirare, ed afferrare e provare nel riflesso dei nostri sensi. Respirare i nostri sensi. Molto ritmica camminata discende ancora e si trasforma in una sentenza di condanna. Tempo per incassare ma non per riprendersi. Pensare all'attimo e venir scaraventati nella grandiosa stella illuminata da se stessa. Che accoglie il nostro riflesso e i nostri sensi. Ottenere speranze è vano nel buio. Comincia la battaglia lenta e digita 2 + 2 = 4 finirai a raccogliere lamentele. La lenta camminata sfiora il passaggio dei folletti e le capre attraversano la pianura e la casa la stanza l'oceano il recinto lo schermo l'area il promontorio, la distesa di fiori incandescenti, la stanza degli specchi. Che riflettono i miei sensi. I sensi sviluppano la mente e alterano la forma. La forma è importante ma costringe la sostanza. E per ora non mi va. Mi allontano e spero possiate capire un giorno. Non questo, però. Le mie ultime parole non sono queste. La fine... non è la fine, disse piretto, o chi per lui. Alziamo la testa ed usciamo dalla porta luminosa che la nostra anima venga assorbita ma rimanga indipendente.
L'estate svela magie e sogni che si portano dietro mesi e mesi di stanchezze e vari sussulti. Non svelati, non sfogati, non mangiati. Non permettere alla terra di fertilizzare il non fertilizzabile, che altrimenti farà di me inutile strumento per zappare. Gira intorno al mondo, simpatico come sempre, ridurre a niente la mia fame di estrema sintesi. Parla di morti e distingui le anime decadute da quelle particolari. Senza anima tu lo sai non si vola. Così importa a me che capisci il senso tu che mangi senza mani senza altro strumento allora capisci il senso ma poi non venire a dire altre idiozie, salta la fontana e non bagnare le scarpe che poi son da lavare. Salta la terra spingiti fino al mare con i gabbiani e le discese illuminate e le porte spalancate e le fiamme scatenate, e la gioia dei nostri padri e dei nostri figli per l'attesa della fine del mondo. Sibila il vento lo disse uno di noi.
In pace con gli amici e gli indiani una tribù non si distingue dalle altre per inefficienza ma per rigore e stile e moda. La moda non soggioga i buoi. Un po' così ma alternato. L'altalena si intreccia con le altre, il suo dondolio intreccia l'altrui pensiero e non c'è alcuna soluzione logica alla pace eterna 'ché noi siamo così dopo tutto, gioca al pompiere e poi spegni il fuoco 'ché il mondo è così. Traggo estreme ed opposte ispirazioni mi dispiace ma il mondo è un po' così, datemene atto. Il mio amicone è morto ma il mondo è un po' così. E gli ani-mali fingono gioia e il diavolo si mangia le radici della vergogna che noi siamo un po' così ma voi mi sorprendete sempre così perché il mondo è anche un po' così, per fortuna. Per fortuna voi vi fate in quattro e loro mangiano terra quando l'aria è solida e quando liquida ci danzan attorno. Fortuna che il mondo è anche un po' così.
IV
Calpesti terra ingorda e spiaccichi sopra il tuo spirito che diventa verde e striscia nell'aria. Dimenticando emozioni perse, ricordiamo vite lontane, e piangiamo senza lacrime. Dimmi la risposta 'ché son codardo, 'ché sono fatto in modo da non potere ottenere risposta, 'ché mangio con le mani e sudo cinque volte più di te, 'ché vedo le anime liquide divenire folletti verdi che ci appassionano, che abbagliano la mente a me, che vivono di farro. Anime che vivono di fermento si incontrano con la saggezza popolare e il freddo artico ci pervade e si incastra tra gli alberi spogli e il sottobosco. Che ci accoglie e ci imita, ci forza a cercare risposte, ci spinge a materializzare le sorprese ottenute senza forza ma con decisione, con la gioia vissuta dagli antenati. Sull'esile tronco con lui respiriamo aria pura e ci inebriamo di sottili richieste e magari si potesse ottenere ciò che il sottobosco ci chiede, ciò che ci chiede. Ciò che la maturità di una persona dovrebbe dimostrare. Le strade strette sono per pochi, e son fredde quanto basta per creare una folata di vento silenzioso.
Oh che festa nella pietra cementata! Ecco la mia festa di addio al mondo presente non odio il presente gli dico addio, addio alla luna e al vento. Un coro di bambini manda segnali di fumo costringendo a dire Ciao Mary, Ciao Mary, Ciao Gina. Fino a che rotoli e ti scaraventano nella piazza con una chitarra strapazzi l'aria liquida, che ci fa gelare le mani sennò... Gira su te stessa e mostraci la via più stretta, vie verdi ad ottenere il non ottenibile tutti insieme persone di merda, ma è normale.
Come dici no, se non puoi fare di me te, che ci vuole? Come dici fai sempre la tua casa di ogni luogo che visiti salata gioca prendi salta vedi inizia la tua vita è un sussulto. In ripetizione manda segnali e segna il territorio che quelli si arrabbiano brrrr. Tutti un po' così che dicono bla bla bla e poi non sanno neanche accendere un fuoco un po' come ginocastaldi. Un po' come la terra gravida che insegna a mangiare con le mani e interrompe auto celebrazioni. Finire di lavare i vestiti assolda attenzioni e risalta questioni rilevanti solo per me e te. Mangia con le mani. Incastra le siepi e dipingi i tappeti. Le pareti, così aperte, rischiano la chiusura. Dipingi le pareti, di verde. Il verde magicamente scompare e tutti intorno ci mettiam a ballare così caldi e contenti del mondo che una buona volta siamo lo spettacolo e non lo spettatore che si sa la maggior parte degli spettatori son rottinculo e io dico porca merda... per non dire DIOSTRONZO e quelli ooooooh e allora per un giorno fanculo ai ghiri fottetevi e come dice quello stacchiamogli un occhio sodomizziamo la sua orbita e poi pisciamoci dentro. Attenzione ai circoli sono troppo chiusi che formano una ruota di bolle di organismi che decentemente danno un responso positivo a tutto, tutto un responso che non conosce la differenza tra il pane ed il bene, dopo tutto.
Pensato e/o confezionato da George Frusciante.