giovedì, 18 settembre 2008, ore 18/09/2008 04:01

Caduta più in basso di così, dovrà imparare a confrontarsi con gli altri, senza far entrare nessuno. Ma si può?!
Pensato e/o confezionato da George Frusciante.
sabato, 13 settembre 2008, ore 13/09/2008 18:54

"Settembre ci porterà via con sè", canta Alberto Ferrari, e 'sti cazzi. Anno passato senza ricordi di carta, se l'acido di carta vive nel passato e nel futuro dimmi chi riincontrerò, un anno per sognare di nuovo ed impegnarsi. Tornato dal limbo non mi districo ancora bene vedremo chissà che non muoia di battume e che dici? Ti fregheremo il posto prima o poi. Senza malto diciamo che le nostre difese si ritraggono nella rinascita, con le pretese del mondo che si fanno più pressanti. Senza sapere la verità mangiam ossa e digeriamo piano, preoccupiamoci del mondo e ansiosi salutiamo la luna 'ché è di nuovo Settembre. Prepariamoci per la nuova strada, il nuovo bivio di un incessante cammino che è fatto per andare veloci, e bene, io viaggio alla velocità di crociera, vi guardo e sono invidioso, ma felice di non essere come voi, che cedete alla leggerezza dello spirito senza porvi problemi, senza fare come chi si ferma a guardare. Io che non so stare al passo dei giorni morirò sull'altalena. Mi odio per questo.
Pensato e/o confezionato da George Frusciante.
venerdì, 05 settembre 2008, ore 05/09/2008 02:52

Il sangue nel pavimento, ed eccolo disteso nell'umido umore di un'anima persa. Annebbiata dalle sue paure, rifiutata dai conigli di carta. Rompete le righe! Calpestate le foglie, fatevi sentire. Lasciatelo disteso in una pozza di sangue. Con la bandiera del buio.
Pensato e/o confezionato da George Frusciante.
giovedì, 04 settembre 2008, ore 04/09/2008 00:12

Tratto me stesso come un opera d'arte
Pensato e/o confezionato da George Frusciante.
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domenica, 31 agosto 2008, ore 31/08/2008 22:20

Come osi saltare nel ponte di piombo? La tua morte simboleggia disperazione. Le leggerezza disperde energie. Fuck.
Pensato e/o confezionato da George Frusciante.
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mercoledì, 27 agosto 2008, ore 27/08/2008 02:38

Quelli chiudono, mattine di riprese dall'alto dall'altro, manca la fiducia e la rima si rifà al cuore di ghiaccio.
Come fosse qualcun altro si veste di macchie verdi, si vede solo, in quest'ambiente gonfio di matti.
Pensato e/o confezionato da George Frusciante.
lunedì, 18 agosto 2008, ore 18/08/2008 01:30

Non ho il tempo di farmi portare via. Devo correre per non saltare sull'uva e compromettere la sfera, così piena di un organizzazione mirata alla forma come energia. Anticipiamo.
Pensato e/o confezionato da George Frusciante.
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mercoledì, 06 agosto 2008, ore 06/08/2008 23:27

Sbarca e siediti sulla sabbia, oh monte innevato.
Pensato e/o confezionato da George Frusciante.
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martedì, 22 luglio 2008, ore 22/07/2008 01:34

I

Senza parole rimani. Fantastiche ombre vediamo muovere e innalziamo corpi. Poeti attraversano strade buie con luci ai lati che inebriano l'animo inconsciamente. Fiamme fiamme attraversano la strada e gli occhi sbarrati non raccolgono lacrime di intense emozioni silenti. Energia con molto lavoro si trasforma in un miscuglio roboante che entra nell' orecchio interno e riprende il monito, con carri vuoti trasportati dal vento, la luna impedisce il buio, o meglio il sole; attraversa la strada di notte, la collina si raggiunge piano; contempla la luna il fuoco l'energia le stelle il cielo esplode. Scaraventa l'anima nell'aria sazia di me, e io riprendo a camminare. Sulla strada. Tra vari paesaggi e distese incontro l'albero dai fiori gialli, troppo alto per raggiungere qualcosa, mi arrampico e cado: chi stende il telo? Grazie. Riprendo il cammino ma subito la pianura si rivolta e fa scappare le titubanze davanti allo schermo silente. Vai! Vai a liberare energia! E il fiume scorre....


Dondola il destino senza sapere che l'attesa ci riserverà varie sorprese. Invisibile come sei agguanti il mistero. Così misteriosa eppure senza segreti, per questo misteriosa. Dondoliamoci e risparmiamo energia. Come succedeva la prima volta. Le prime volte che ci fermammo. Prima con un telo cadevi e morivi, ora muori, senza lacrime vivi d'incanto, natura sente strepitii. Ombre ombre e ombre. Lasciami che ti spiego io. La natura salta in qua. Che noiosa nottata in compagnia dell'erba mattacchiona degli scoiattoli che ti chiedono un drink; lìberati dell'anima gigante, lascia che si liberi nel cielo, che veda il sentiero per te e ti guidi all'arrivo, con titubanze ma senza ripensamenti, senza destino e senza morire, per ora.

Popolazione. Cresci ed espanditi, la terra è ricca. Genti di ogni dove, vivono di solo pane e io che muoio di niente. Gialli fiori dell'albero imponente, senza altre attese lo abbatto, non colpirlo in alto, lui ti vede,colpiscilo laddove non sa che c'è vita. Scappa più che puoi, comunque non ti inseguirà, servi ai piedi, vuota la tua -scenza. A gran passo vedremo il colpevole, si illuminerà di gioia, che non si conosce altro da queste parti, che mondo è senza un po' di mela, che mondo senza la poltiglia di cera di candela che ustiona la mia pelle. Non posso soffrir della candela versata per te, concedimi la grazia, quando morirai ti troverò sorridente, gioiosa nel tuo letto e sorridente, 'ché gli altri ti verranno a trovare e la casa farà uscire il fumo e gli animali negli alberi.

II

Caverna buia manda segnali di fuochi incessanti e tamburi e altri suoni scoscesi. La caverna si affolla di uomini di spiriti balli. Balli di balli di balli. Le maschere nascondono germogli nelle facce dei presenti che intensamente si rivelano all’uscita e alla luce. La pianura e il campo erboso così freschi sono perfetti per la danza. Si fa festa e la tribù si trasforma in un tutt’uno con l’aria, versate acqua solida ‘ché non c’è tempo ‘ché non c’è fuoco. Lascia l’ascia lascia l’ascia. A passo regolare danza e recita con la maschera, nel campo erboso recita con la maschera, la tua maschera. Il responso non si fa attendere, comunque. Pausa tra le palafitte. E un grazioso ritornello, come non si sente negli stadi avanzati dell’intelligenza e il cervello ribollisce di sapienza e di coscienza, la rivelazione di ogni uomo si configura in maniera blasfema, allora dimmi ciao Giorgio sei uno di noi «cavolo stai a fa’» non sei uno d noi e vaffanculo. Danza con noi muori se puoi poi risorgi e manca la tappa le tappe e brucia la pagliuzza del terreno.

Nel sottobosco rintracciamo spiriti che dormono e si assopiscono. Nulla più sta danzando allora vedremo carne e erba insieme allora vedremo casi umani in piazza, leggi fra le righe Sig Thompson fai di me un uomo libero. Oh si fai. Che idiota che sono. Mangia la carne e l’erba assieme rivestita di luci  diventi un granatiere canta nel sottobosco su un tronco abbattuto rifletti su me e su te tra la luce soffusa e l’atmosfera calma e stabile. Io ti sto ad ascoltare, ascoltami. Grandi distese: dimentichiamo per non corrispondere con tutti coloro che muoiono dissanguati. La miniera d’oro non ci interessa. Il filone è troppo grande ed esteso io generalizzo non spreco la mia dignità per due gufi e tre marmotte. Recinti maligni accerchiano la casa bianca e vuota, s’illumina e risplende di luce silente. Riusciamo a scavalcare il recinto ma non possiamo entrare in due.

Allora fuori saltiamo e danziamo come e più di prima fuori mangiamo carne o erba e tutt’e due nei giorni coi gufi e le marmotte e furor di agnelli che rivestono un ruolo non indifferente, la casa è stretta, chimicamente incosciente e fagocitante. Intermezzo. Oche piscine e grandi distese ci aspettano solo lì le anime si fondono e spiriti si ribellan nella stanza c sto da solo. Solo nella stanza si crea un parco colle strutture liquide. Fuori mangiamo carne e erba o carne e erba. Arrosto. Ritrova la tua strada ragazzo. Ti resta poco tempo prima della fine stai attento al bosco coi gufi stai attento ai perigli. Ma non aver paura di farti del male. Stai attento a rischiare la tua strada di ghiaia.

III

Discendo le scale intense e ripide come una cascata. Altre luci meno intense mi accompagnano lateralmente e e la porta in lontananza produce una musica ritmica e accattivante, una musica rivelatrice ed ammaliatrice, è la vita. La vita che ti culla e ti consiglia. Che sogghigna, che ti perde. Alzarsi e correre non serve, meglio camminare ed ammirare, ed afferrare e provare nel riflesso dei nostri sensi. Respirare i nostri sensi. Molto ritmica camminata discende ancora e si trasforma in una sentenza di condanna. Tempo per incassare ma non per riprendersi. Pensare all'attimo e venir scaraventati nella grandiosa stella illuminata da se stessa. Che accoglie il nostro riflesso e i nostri sensi. Ottenere speranze è vano nel buio. Comincia la battaglia lenta e digita 2 + 2 = 4 finirai a raccogliere lamentele. La lenta camminata sfiora il passaggio dei folletti e le capre attraversano la pianura e la casa la stanza l'oceano il recinto lo schermo l'area il promontorio, la distesa di fiori incandescenti, la stanza degli specchi. Che riflettono i miei sensi. I sensi sviluppano la mente e alterano la forma. La forma è importante ma costringe la sostanza. E per ora non mi va. Mi allontano e spero possiate capire un giorno. Non questo, però. Le mie ultime parole non sono queste. La fine... non è la fine, disse piretto, o chi per lui. Alziamo la testa ed usciamo dalla porta luminosa che la nostra anima venga assorbita ma rimanga indipendente.

L'estate svela magie e sogni che si portano dietro mesi e mesi di stanchezze e vari sussulti. Non svelati, non sfogati, non mangiati. Non permettere alla terra di fertilizzare il non fertilizzabile, che altrimenti farà di me inutile strumento per zappare. Gira intorno al mondo, simpatico come sempre, ridurre a niente la mia fame di estrema sintesi. Parla di morti e distingui le anime decadute da quelle particolari. Senza anima tu lo sai non si vola. Così importa a me che capisci il senso tu che mangi senza mani senza altro strumento allora capisci il senso ma poi non venire a dire altre idiozie, salta la fontana e non bagnare le scarpe che poi son da lavare. Salta la terra spingiti fino al mare con i gabbiani e le discese illuminate e le porte spalancate e le fiamme scatenate, e la gioia dei nostri padri e dei nostri figli per l'attesa della fine del mondo. Sibila il vento lo disse uno di noi.

In pace con gli amici e gli indiani una tribù non si distingue dalle altre per inefficienza ma per rigore e stile e moda. La moda non soggioga i buoi. Un po' così ma alternato. L'altalena si intreccia con le altre, il suo dondolio intreccia l'altrui pensiero e non c'è alcuna soluzione logica alla pace eterna 'ché noi siamo così dopo tutto, gioca al pompiere e poi spegni il fuoco 'ché il mondo è così. Traggo estreme ed opposte ispirazioni mi dispiace ma il mondo è un po' così, datemene atto. Il mio amicone è morto ma il mondo è un po' così. E gli ani-mali fingono gioia e il diavolo si mangia le radici della vergogna che noi siamo un po' così ma voi mi sorprendete sempre così perché il mondo è anche un po' così, per fortuna. Per fortuna voi vi fate in quattro e loro mangiano terra quando l'aria è solida e quando liquida ci danzan attorno. Fortuna che il mondo è anche un po' così.


IV

Calpesti terra ingorda e spiaccichi sopra il tuo spirito che diventa verde e striscia nell'aria. Dimenticando emozioni perse, ricordiamo vite lontane, e piangiamo senza lacrime. Dimmi la risposta 'ché son codardo, 'ché sono fatto in modo da non potere ottenere risposta, 'ché mangio con le mani e sudo cinque volte più di te, 'ché vedo le anime liquide divenire folletti verdi che ci appassionano, che abbagliano la mente a me, che vivono di farro. Anime che vivono di fermento si incontrano con la saggezza popolare e il freddo artico ci pervade e si incastra tra gli alberi spogli e il sottobosco. Che ci accoglie e ci imita, ci forza a cercare risposte, ci spinge a materializzare le sorprese ottenute senza forza ma con decisione, con la gioia vissuta dagli antenati. Sull'esile tronco con lui respiriamo aria pura e ci inebriamo di sottili richieste e magari si potesse ottenere ciò che il sottobosco ci chiede, ciò che ci chiede. Ciò che la maturità di una persona dovrebbe dimostrare. Le strade strette sono per pochi, e son fredde quanto basta per creare una folata di vento silenzioso.

Oh che festa nella pietra cementata! Ecco la mia festa di addio al mondo presente non odio il presente gli dico addio, addio alla luna e al vento. Un coro di bambini manda segnali di fumo costringendo a dire Ciao Mary, Ciao Mary, Ciao Gina. Fino a che rotoli e ti scaraventano nella piazza con una chitarra strapazzi l'aria liquida, che ci fa gelare le mani sennò... Gira su te stessa e mostraci la via più stretta, vie verdi ad ottenere il non ottenibile tutti insieme persone di merda, ma è normale.

Come dici no, se non puoi fare di me te, che ci vuole? Come dici fai sempre la tua casa di ogni luogo che visiti salata gioca prendi salta vedi inizia la tua vita è un sussulto. In ripetizione manda segnali e segna il territorio che quelli si arrabbiano brrrr. Tutti un po' così che dicono bla bla bla e poi non sanno neanche accendere un fuoco un po' come ginocastaldi. Un po' come la terra gravida che insegna a mangiare con le mani e interrompe auto celebrazioni. Finire di lavare i vestiti assolda attenzioni e risalta questioni rilevanti solo per me e te. Mangia con le mani. Incastra le siepi e dipingi i tappeti. Le pareti, così aperte, rischiano la chiusura. Dipingi le pareti, di verde. Il verde magicamente scompare e tutti intorno ci mettiam a ballare così caldi e contenti del mondo che una buona volta siamo lo spettacolo e non lo spettatore che si sa la maggior parte degli spettatori son rottinculo e io dico porca merda... per non dire DIOSTRONZO e quelli ooooooh e allora per un giorno fanculo ai ghiri fottetevi e come dice quello stacchiamogli un occhio sodomizziamo la sua orbita e poi pisciamoci dentro. Attenzione ai circoli sono troppo chiusi che formano una ruota di bolle di organismi che decentemente danno un responso positivo a tutto, tutto un responso che non conosce la differenza tra il pane ed il bene, dopo tutto
.
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giovedì, 17 luglio 2008, ore 17/07/2008 02:39

Rileggendo le note del passato manco di opacità ma scrivo gli spartiti.
Riparlando il tempo che fu mi stupisco di me stesso e mi incuriosisco di quanto possa essere fine delle volte, quando incuriosisce la mia faminepulse. Come un cespo di rovi. E la mia vetta innevata.
Pensato e/o confezionato da George Frusciante.
giovedì, 26 giugno 2008, ore 26/06/2008 00:24

PRIMA PARTE

Silenzi mantengono inalterate questioni rilevanti solo per me e te. Quando s'apre il sipario manca la gente che non vede di buon occhio un uomo che piange ma non voglio scriverlo. Una grotta il cielo il mare che fare salta non vedere oltre me se impazzisci ti curerò, ho pazienza. Esplodi insieme a me vedrai che ti ringrazierò. Sessanta cubi di vergogna e una sola anima; accompagnami nella salita e vedrai fiori gialli e verdi farai ciò che ti dico perché mi vuoi bene. Sick.

POI ARRIVA

Metti le scarpe dietro la credenza altera le tue percezioni vivi d'incanto vedi la coscienza che si solleva e discendo con te. Altera le tue percezioni e vivi d'incanto. Altera le tue percezioni e mangia alluminio, sogna pane e distruggi terra, 'ché il sole tramonta anche oggi, insieme a me farai una canzone di ghiaccio che vede orizzonti nuovi. Scrivo male per te 'ché mi capisca solo tu addio emozioni le cascate mangiano lacrime piangi senza lacrime è una frase un po così la riva dorata sente il tuo battito e ti distendi e ti muovi nella sabbia diventa sabbia color me e onde e ansie e dolori immagina me che vedo i tuoi pensieri, che ascolto le tue fantasie che immagino la tua vita con montagne innevate, io disteso non ci sto a far nulla. Mi vien solo da fare dum dum dum dum dum. Il sistema fuori dalla finestra precipita in un mare di inimicizie verdi. Le fotografie vedono due figure, troppe per me; andiamo a divertirci, ma senza poter girare al largo che ne facciamo. Alla fine si risolve in un ritorno alle cose semplici anche se meno intense occhi chiusi a scrutare il buio voglio un gelato e poi solo venir sepolto sotto la sabbia che scivola via nel vento. Nella mia stanzetta. Yeah. Yeah. Yeah.
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lunedì, 23 giugno 2008, ore 23/06/2008 15:23

La verità sta nel mezzo, non al centro.
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giovedì, 19 giugno 2008, ore 19/06/2008 21:40

up-points_feist
C'è chi da un valore alle cose, c'è chi lo perde. Io lo temo.
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lunedì, 19 maggio 2008, ore 19/05/2008 02:10

«Sul serio, sono stufo di questa faccenda delle "parolacce". La gente crederà che, santiddio, io ne sia ossessionato. Non ne avete un'idea, di come debba stare in guardia, per difendermi da attacchi di sorpresa.
Se io dico "un ebreo", subito la parola ebreo sembra una parolaccia, e la gente non sa se riderne o no. Se ridono, che figura ci faccio? Allora stanno zitti, finché non hanno ben capito che scherzo, e quindi sbottano.
Un ebreo.
Per il vocabolario un "giudeo" è uno che discende dall'antica tribù dei Giudei. Ma - dico al pubblico - voi e io lo sappiamo chi è un ebreo: è uno che ha ucciso Nostro Signore. A questo punto, silenzio di tomba in sala.
Io proseguo: "Sì, ma è successo duemil'anni fa, e il reato è caduto in prescrizione." A questo punto capiscono che scherzo, e cominciano a ridere. Ma io non scherzo mica! No, perché sul serio quel reato dovrebbe essere caduto in prescrizione e, invece, gente che si atteggia a cristiana (ma non ha, per dirla con Shakespeare, né il dire né il fare da cristiana) continua a pretendere che gli ebrei paghino il fio di quella colpa.
Poi gli domando, al pubblico: perché devono pagare il fio, quei fii di mignotta? (Passo dall'aulico all'argot.)
E va bene: ammettiamo che l'abbiamo ucciso noi e che era un galantuomo (...anche se c'è chi dice che non siamo stati noi, ad ammazzare Gesù Cristo, ma i romani; noi comunque abbiamo ucciso Gesmas, quello alla sua sinistra. Ricordate? Tre ne furon fatti fuori, quel giorno...), ammettiamo e concediamo che l'abbiamo ucciso noi, e non i soldati romani come dicono certi.
Sì, siamo stati noi. Sono stato io. La mia famiglia. S'è trovato un biglietto in cantina: "L'abbiamo ucciso noi. Firmato: Morty."
"Perché hai ucciso Cristo, giudeo?"
"L'abbiamo ucciso perché non voleva diventare dottore, ecco perché."
Ora la butto un po' sul filosofico, e magari sullo sdolcinato: "L'abbiamo ucciso dietro sua richiesta, perché era tanto triste... Lo sapeva, che la gente si sarebbe servita di lui, che l'avrebbero strumentalizzato."
Ora invece lo prendo su tutt'altro tono: "Non soltanto l'abbiamo ammazzato, ma l'ammazziamo ancora, appena torna."»

Cap 23, pag 214-215
Da: Come parlare sporco e influenzare la gente, di Lenny Bruce. Ed Bompiani.
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martedì, 13 maggio 2008, ore 13/05/2008 23:00

splivere
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domenica, 11 maggio 2008, ore 11/05/2008 03:23

Sedersi, mangiare pane, vivere di sedie e stanza con luce soffusa. Pochi cari che ascoltano da terre lontane. I lutti mangiano la nostra casa. La nostra casa di legno verde resuscita i morti. Perfino i porci. Sconfitti da me, mi impegnerò a sconfiggervi, bastardi. Ed ora vado a coricarmi, preso come sono da una grande voglia di accecarmi con la candela. Presto sarà l'alba, e io dormirò, Sole arriverò anche a te. A presto. Sfuma la città.
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domenica, 11 maggio 2008, ore 11/05/2008 03:13

lo lo lo gallo torno da un fulmine incenerito così vedete come si vive d'estate. maniche bianche bianche bianche white così non si vedevano da mo' diciamo si da un bel po' allora che ci fate qui? non saprei sei tu che acceleri, acceleri? no. si e dai... reiterazione manca di logica quando svieni. muovere gli ingranaggi calmare gli animi vivere di soffii iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii e follia generazionale. così ho imparato a cacciare. lasciatemi stare. io vivo da solo. ma state nei paraggi, grazie
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martedì, 29 aprile 2008, ore 29/04/2008 02:28

Ti puoi suicidare solo da morto
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sabato, 26 aprile 2008, ore 26/04/2008 15:03

monkey_islandIl tempo dei Castagni è terminato.
Pensato e/o confezionato da George Frusciante.
venerdì, 11 aprile 2008, ore 11/04/2008 01:55

Il buio accompagna lo scorrere del tempo. Nel cuore della notte mi svegliai di soprassalto. Il cuore agitato era una tetra colonna sonora per una notte come quella, almeno per me. Decisi di andare in bagno a rinfrescarmi un po' la faccia: impresa ardua, l'aria quasi solida non permetteva il movimento. Una fatica immane il solo alzarsi dal letto. A stento riuscii a muòvermi ma, pian piano, raggiunsi il bagno. Chiudendo la porta accesi la Lampadina. Abituati al buio i miei occhi vennero infastiditi, torturati da quella luce così abbagliante. Quasi pensai di rispegnerla, ma poi, pensando alla mala reputazione dell'aria solida, che non è per niente affidabile, decisi di lasciare quella luce, seppur così utile, estremamente fastidiosa. Dopo una bella dose di acqua, la mia faccia fu un passo in più distante dallo scendere a compromessi. Rivolsi lo sguardo verso la Lampadina. Eran passat pochi minuti e i miei sensi si erano abituati alla luce prima così forte, violenta ed estrema, il bagliore visibile era ora familiare. Appena spenta la luce, facendo ritorno alla mia stanza, risprofondai nel buio. I miei occhi, ormai abituati alla luminescenza più intensa, in mancanza di essa non potevano scorgere nulla. Solo sopraffatti dalla mancanza di luce. Di stimoli. L'aria solida premeva ancora contro il mio corpo, e immaginai di "sciogliere" l'aria quasi solida, e di renderla fluida. Per la direzione, non c'era problema: anche col buio, avrei ritrovato la strada, la sapevo ormai a memoria; con più agilità nel movimento poi, l'adattamento poteva dirsi completo. Arrivato a destinazione mi sdraiai sul letto, e non potendo fare altro che vedere il niente, mi riaddormentai, ma mi risvegliai quasi subito, e ben più dolcemente rispetto allla prima volta. Non riuscendo a dormire come si deve restai sveglio a guardare il niente. Dopo poco un altro episodio mise a dura prova la mia imperturbabilità: pian piano riuscii a scorgere delle forme. Non era buio completo. Non era più buio completo. Ormai dalla finestra passava una luce fioca, che comunque illuminava quel poco che poteva. Accesi la lampadina della mia stanza e sorrisi, prendendo d'anticipo il mattino.
Pensato e/o confezionato da George Frusciante.
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mercoledì, 02 aprile 2008, ore 02/04/2008 00:00

minotauro caposselaLa battaglia intestina non è conclusa. Figurarsi la guerra.
Meno violente di quelle tra uomini, ma ugualmente devastanti;
alle volte, poi, non RISUONANO.
Pensato e/o confezionato da George Frusciante.
giovedì, 13 marzo 2008, ore 13/03/2008 21:39

Pareti si muovono all'indietro e io fermo sembra che stia andando avanti.
E invece sono fermo.
Hanno messo un'avviso all'ingresso o la porta è chiusa? O che altro?
Il magazzino ormai è vuoto, e le riserve non riescono a sfamare, devo riprendere a zappare con energia, con energia devo riprendermi dalla mania d'immagazzinare. Ora come ora non sono molto me stesso, ma me stesso su me stesso su me stesso. Su me stesso. Fino a che qualcun altro non entrerà nel labirinto non posso sperare di assecondare il mio appetito. Ma forse è giusto così. E forse non è giusto che mi nutra. Chissà, nel dubbio però potrei tentare di sollevarle, queste pareti. Ah, beata ingenuità.
Pensato e/o confezionato da George Frusciante.
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domenica, 10 febbraio 2008, ore 10/02/2008 22:00

La bellezza è una ripetizione che ad ogni atto varia di un infinitesimo, inesorabilmente, e non stanca mai.
Pensato e/o confezionato da George Frusciante.
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domenica, 27 gennaio 2008, ore 27/01/2008 00:10

Animali marini, danzanti. Son chiuso in una bolla, cammino nell'aria, scimmie muoiono in discesa: ecco la mia vita. Il cammino senza alberi trasuda coscienze, il padrone vede e provvede impaziente. Ridete di lui, magnanimi.
Toh dalla strada passa di tutto e io lo vedo in b/n.
Quando arriva il cavaliere si mette tutto a posto, nei miei sogni.
Il lampione acceso da uomini minuti, da uccelli lenti e da uccelli piccoli, la città notturna è più un villaggio che precipita nei rottami della gente.
Ri-salta fuori di tutto tutti rottami tutti rottami e si scompongono.
Tarantole luccicanti avanzano e riparano la palla ardente,domani cadrà un altra palla, tenetevi pronti. Domani ci sarà lavoro da fare, non smettete di allenarvi.
Pensato e/o confezionato da George Frusciante.
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lunedì, 21 gennaio 2008, ore 21/01/2008 22:37

Il senso nella tua mente,
la magia nella tua mente,
la festa nella tua mente,
la mente nella tua mente,
la vita nella tua mente,
la vita nella tua vita,
la vita della tua vita,
la danza nella tua mente,
operosità nella tua mente,
ghiaccio e fuoco nella tua mente,
la generosità nella tua mente,
qualcosa nella tua mente,
vivremo nella tua mente,
acqua stagnante nella tua mente,
nodi nella tua mente,
vedremo gigli nella tua mente,
ruolo attivo nella tua mente,
il nome nella tua mente,
trasformazioni nella tua mente,
delta v nella tua mente,
un cane nella tua mente,
la stampa nella tua mente,
la ragione nella tua mente,
costruzione nella tua mente,
la musica nella tua mente,
la Z nella tua mente,
la categoria aw nella tua mente,
l'orizzonte nella tua mente,
la tua mente nel niente,
nel niente assoluto,
nel vuoto, caduto tra le foglie.
 
Pensato e/o confezionato da George Frusciante.
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venerdì, 11 gennaio 2008, ore 11/01/2008 01:44

Avete ragione. Le ripetizioni si muovono. E fagocitano la gente che urla. Di nuovo.
 
Pensato e/o confezionato da George Frusciante.
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domenica, 25 novembre 2007, ore 25/11/2007 22:50

Navigando sei capitato qui. Vuoi un salvagente?
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domenica, 18 novembre 2007, ore 18/11/2007 23:46

Raccatto inutilità che vedono il mare senza barche, mangio coi delfini cozze crude che depurano, lascio stare linguette e inoltro i tuoi saluti. Vedo onde vedo onde vedo onde. Lasciami andare, 'ché io sono impedito. Lasciami andare 'ché devo trovare il tesoro. Mangiami le ossa 'ché il Sole deve tramontare, almeno per oggi.
Pensato e/o confezionato da George Frusciante.
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categoria : flusso di coscienza, aw

venerdì, 09 novembre 2007, ore 09/11/2007 19:39

Rapidi e coscienti, dovete essere rapidi e coscienti. E passare inosservati.
Pensato e/o confezionato da George Frusciante.
giovedì, 08 novembre 2007, ore 08/11/2007 22:36



Io bianco nel nero, che abbaglio risplendo e suono. E nessuno che sta ad ascoltare. E nessuno nell'arco di km. Il motivo è che starò per sempre lontano da casa. Il sentiero è deserto.
Pensato e/o confezionato da George Frusciante.
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categoria : my life, flusso di coscienza, aw , assimilazioni in scala di grigi