venerdì, 12 dicembre 2008, ore 12/12/2008 02:09

Come roller di nuovo acceso. La vista inizia la sua corsa nel vuoto e perduto rincorre le stagioni di piombo. Nel baratro ci si ritrova a singhiozzi facilmente superabili e sopportabili da chicchessia; non si confanno ad uno come me, che mangia la carne il venerdì e ruba il cestino delle mele senza farsi accorgere, ma che è pronto ad usare le sue meningi per il suo mondo. Diciamo no ad un sosia della sacca ventrale che affanna il suo mondo e ridiamo male. Non ci perdoneranno e noi moriremo di stenti. Chi ci prende in giro?
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giovedì, 18 settembre 2008, ore 18/09/2008 04:01

Caduta più in basso di così, dovrà imparare a confrontarsi con gli altri, senza far entrare nessuno. Ma si può?!
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sabato, 13 settembre 2008, ore 13/09/2008 18:54

"Settembre ci porterà via con sè", canta Alberto Ferrari, e 'sti cazzi. Anno passato senza ricordi di carta, se l'acido di carta vive nel passato e nel futuro dimmi chi riincontrerò, un anno per sognare di nuovo ed impegnarsi. Tornato dal limbo non mi districo ancora bene vedremo chissà che non muoia di battume e che dici? Ti fregheremo il posto prima o poi. Senza malto diciamo che le nostre difese si ritraggono nella rinascita, con le pretese del mondo che si fanno più pressanti. Senza sapere la verità mangiam ossa e digeriamo piano, preoccupiamoci del mondo e ansiosi salutiamo la luna 'ché è di nuovo Settembre. Prepariamoci per la nuova strada, il nuovo bivio di un incessante cammino che è fatto per andare veloci, e bene, io viaggio alla velocità di crociera, vi guardo e sono invidioso, ma felice di non essere come voi, che cedete alla leggerezza dello spirito senza porvi problemi, senza fare come chi si ferma a guardare. Io che non so stare al passo dei giorni morirò sull'altalena. Mi odio per questo.
Pensato e/o confezionato da George Frusciante.
venerdì, 05 settembre 2008, ore 05/09/2008 02:52

Il sangue nel pavimento, ed eccolo disteso nell'umido umore di un'anima persa. Annebbiata dalle sue paure, rifiutata dai conigli di carta. Rompete le righe! Calpestate le foglie, fatevi sentire. Lasciatelo disteso in una pozza di sangue. Con la bandiera del buio.
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mercoledì, 27 agosto 2008, ore 27/08/2008 02:38

Quelli chiudono, mattine di riprese dall'alto dall'altro, manca la fiducia e la rima si rifà al cuore di ghiaccio.
Come fosse qualcun altro si veste di macchie verdi, si vede solo, in quest'ambiente gonfio di matti.
Pensato e/o confezionato da George Frusciante.
lunedì, 25 agosto 2008, ore 25/08/2008 22:10

Urla di bellezza, saprai dire di chi è la colpa.
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sabato, 09 agosto 2008, ore 09/08/2008 15:11

Giochiamo a chi indovina cosa sia la virtù dei folletti verdi. Saziateci.
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giovedì, 07 agosto 2008, ore 07/08/2008 21:36

Esprime il suo bagliore e l'incenso, la magia della festa.
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mercoledì, 06 agosto 2008, ore 06/08/2008 00:50

Cavalca la pazzia piccolo uomo.
Pensato e/o confezionato da George Frusciante.
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martedì, 22 luglio 2008, ore 22/07/2008 01:34

I

Senza parole rimani. Fantastiche ombre vediamo muovere e innalziamo corpi. Poeti attraversano strade buie con luci ai lati che inebriano l'animo inconsciamente. Fiamme fiamme attraversano la strada e gli occhi sbarrati non raccolgono lacrime di intense emozioni silenti. Energia con molto lavoro si trasforma in un miscuglio roboante che entra nell' orecchio interno e riprende il monito, con carri vuoti trasportati dal vento, la luna impedisce il buio, o meglio il sole; attraversa la strada di notte, la collina si raggiunge piano; contempla la luna il fuoco l'energia le stelle il cielo esplode. Scaraventa l'anima nell'aria sazia di me, e io riprendo a camminare. Sulla strada. Tra vari paesaggi e distese incontro l'albero dai fiori gialli, troppo alto per raggiungere qualcosa, mi arrampico e cado: chi stende il telo? Grazie. Riprendo il cammino ma subito la pianura si rivolta e fa scappare le titubanze davanti allo schermo silente. Vai! Vai a liberare energia! E il fiume scorre....


Dondola il destino senza sapere che l'attesa ci riserverà varie sorprese. Invisibile come sei agguanti il mistero. Così misteriosa eppure senza segreti, per questo misteriosa. Dondoliamoci e risparmiamo energia. Come succedeva la prima volta. Le prime volte che ci fermammo. Prima con un telo cadevi e morivi, ora muori, senza lacrime vivi d'incanto, natura sente strepitii. Ombre ombre e ombre. Lasciami che ti spiego io. La natura salta in qua. Che noiosa nottata in compagnia dell'erba mattacchiona degli scoiattoli che ti chiedono un drink; lìberati dell'anima gigante, lascia che si liberi nel cielo, che veda il sentiero per te e ti guidi all'arrivo, con titubanze ma senza ripensamenti, senza destino e senza morire, per ora.

Popolazione. Cresci ed espanditi, la terra è ricca. Genti di ogni dove, vivono di solo pane e io che muoio di niente. Gialli fiori dell'albero imponente, senza altre attese lo abbatto, non colpirlo in alto, lui ti vede,colpiscilo laddove non sa che c'è vita. Scappa più che puoi, comunque non ti inseguirà, servi ai piedi, vuota la tua -scenza. A gran passo vedremo il colpevole, si illuminerà di gioia, che non si conosce altro da queste parti, che mondo è senza un po' di mela, che mondo senza la poltiglia di cera di candela che ustiona la mia pelle. Non posso soffrir della candela versata per te, concedimi la grazia, quando morirai ti troverò sorridente, gioiosa nel tuo letto e sorridente, 'ché gli altri ti verranno a trovare e la casa farà uscire il fumo e gli animali negli alberi.

II

Caverna buia manda segnali di fuochi incessanti e tamburi e altri suoni scoscesi. La caverna si affolla di uomini di spiriti balli. Balli di balli di balli. Le maschere nascondono germogli nelle facce dei presenti che intensamente si rivelano all’uscita e alla luce. La pianura e il campo erboso così freschi sono perfetti per la danza. Si fa festa e la tribù si trasforma in un tutt’uno con l’aria, versate acqua solida ‘ché non c’è tempo ‘ché non c’è fuoco. Lascia l’ascia lascia l’ascia. A passo regolare danza e recita con la maschera, nel campo erboso recita con la maschera, la tua maschera. Il responso non si fa attendere, comunque. Pausa tra le palafitte. E un grazioso ritornello, come non si sente negli stadi avanzati dell’intelligenza e il cervello ribollisce di sapienza e di coscienza, la rivelazione di ogni uomo si configura in maniera blasfema, allora dimmi ciao Giorgio sei uno di noi «cavolo stai a fa’» non sei uno d noi e vaffanculo. Danza con noi muori se puoi poi risorgi e manca la tappa le tappe e brucia la pagliuzza del terreno.

Nel sottobosco rintracciamo spiriti che dormono e si assopiscono. Nulla più sta danzando allora vedremo carne e erba insieme allora vedremo casi umani in piazza, leggi fra le righe Sig Thompson fai di me un uomo libero. Oh si fai. Che idiota che sono. Mangia la carne e l’erba assieme rivestita di luci  diventi un granatiere canta nel sottobosco su un tronco abbattuto rifletti su me e su te tra la luce soffusa e l’atmosfera calma e stabile. Io ti sto ad ascoltare, ascoltami. Grandi distese: dimentichiamo per non corrispondere con tutti coloro che muoiono dissanguati. La miniera d’oro non ci interessa. Il filone è troppo grande ed esteso io generalizzo non spreco la mia dignità per due gufi e tre marmotte. Recinti maligni accerchiano la casa bianca e vuota, s’illumina e risplende di luce silente. Riusciamo a scavalcare il recinto ma non possiamo entrare in due.

Allora fuori saltiamo e danziamo come e più di prima fuori mangiamo carne o erba e tutt’e due nei giorni coi gufi e le marmotte e furor di agnelli che rivestono un ruolo non indifferente, la casa è stretta, chimicamente incosciente e fagocitante. Intermezzo. Oche piscine e grandi distese ci aspettano solo lì le anime si fondono e spiriti si ribellan nella stanza c sto da solo. Solo nella stanza si crea un parco colle strutture liquide. Fuori mangiamo carne e erba o carne e erba. Arrosto. Ritrova la tua strada ragazzo. Ti resta poco tempo prima della fine stai attento al bosco coi gufi stai attento ai perigli. Ma non aver paura di farti del male. Stai attento a rischiare la tua strada di ghiaia.

III

Discendo le scale intense e ripide come una cascata. Altre luci meno intense mi accompagnano lateralmente e e la porta in lontananza produce una musica ritmica e accattivante, una musica rivelatrice ed ammaliatrice, è la vita. La vita che ti culla e ti consiglia. Che sogghigna, che ti perde. Alzarsi e correre non serve, meglio camminare ed ammirare, ed afferrare e provare nel riflesso dei nostri sensi. Respirare i nostri sensi. Molto ritmica camminata discende ancora e si trasforma in una sentenza di condanna. Tempo per incassare ma non per riprendersi. Pensare all'attimo e venir scaraventati nella grandiosa stella illuminata da se stessa. Che accoglie il nostro riflesso e i nostri sensi. Ottenere speranze è vano nel buio. Comincia la battaglia lenta e digita 2 + 2 = 4 finirai a raccogliere lamentele. La lenta camminata sfiora il passaggio dei folletti e le capre attraversano la pianura e la casa la stanza l'oceano il recinto lo schermo l'area il promontorio, la distesa di fiori incandescenti, la stanza degli specchi. Che riflettono i miei sensi. I sensi sviluppano la mente e alterano la forma. La forma è importante ma costringe la sostanza. E per ora non mi va. Mi allontano e spero possiate capire un giorno. Non questo, però. Le mie ultime parole non sono queste. La fine... non è la fine, disse piretto, o chi per lui. Alziamo la testa ed usciamo dalla porta luminosa che la nostra anima venga assorbita ma rimanga indipendente.

L'estate svela magie e sogni che si portano dietro mesi e mesi di stanchezze e vari sussulti. Non svelati, non sfogati, non mangiati. Non permettere alla terra di fertilizzare il non fertilizzabile, che altrimenti farà di me inutile strumento per zappare. Gira intorno al mondo, simpatico come sempre, ridurre a niente la mia fame di estrema sintesi. Parla di morti e distingui le anime decadute da quelle particolari. Senza anima tu lo sai non si vola. Così importa a me che capisci il senso tu che mangi senza mani senza altro strumento allora capisci il senso ma poi non venire a dire altre idiozie, salta la fontana e non bagnare le scarpe che poi son da lavare. Salta la terra spingiti fino al mare con i gabbiani e le discese illuminate e le porte spalancate e le fiamme scatenate, e la gioia dei nostri padri e dei nostri figli per l'attesa della fine del mondo. Sibila il vento lo disse uno di noi.

In pace con gli amici e gli indiani una tribù non si distingue dalle altre per inefficienza ma per rigore e stile e moda. La moda non soggioga i buoi. Un po' così ma alternato. L'altalena si intreccia con le altre, il suo dondolio intreccia l'altrui pensiero e non c'è alcuna soluzione logica alla pace eterna 'ché noi siamo così dopo tutto, gioca al pompiere e poi spegni il fuoco 'ché il mondo è così. Traggo estreme ed opposte ispirazioni mi dispiace ma il mondo è un po' così, datemene atto. Il mio amicone è morto ma il mondo è un po' così. E gli ani-mali fingono gioia e il diavolo si mangia le radici della vergogna che noi siamo un po' così ma voi mi sorprendete sempre così perché il mondo è anche un po' così, per fortuna. Per fortuna voi vi fate in quattro e loro mangiano terra quando l'aria è solida e quando liquida ci danzan attorno. Fortuna che il mondo è anche un po' così.


IV

Calpesti terra ingorda e spiaccichi sopra il tuo spirito che diventa verde e striscia nell'aria. Dimenticando emozioni perse, ricordiamo vite lontane, e piangiamo senza lacrime. Dimmi la risposta 'ché son codardo, 'ché sono fatto in modo da non potere ottenere risposta, 'ché mangio con le mani e sudo cinque volte più di te, 'ché vedo le anime liquide divenire folletti verdi che ci appassionano, che abbagliano la mente a me, che vivono di farro. Anime che vivono di fermento si incontrano con la saggezza popolare e il freddo artico ci pervade e si incastra tra gli alberi spogli e il sottobosco. Che ci accoglie e ci imita, ci forza a cercare risposte, ci spinge a materializzare le sorprese ottenute senza forza ma con decisione, con la gioia vissuta dagli antenati. Sull'esile tronco con lui respiriamo aria pura e ci inebriamo di sottili richieste e magari si potesse ottenere ciò che il sottobosco ci chiede, ciò che ci chiede. Ciò che la maturità di una persona dovrebbe dimostrare. Le strade strette sono per pochi, e son fredde quanto basta per creare una folata di vento silenzioso.

Oh che festa nella pietra cementata! Ecco la mia festa di addio al mondo presente non odio il presente gli dico addio, addio alla luna e al vento. Un coro di bambini manda segnali di fumo costringendo a dire Ciao Mary, Ciao Mary, Ciao Gina. Fino a che rotoli e ti scaraventano nella piazza con una chitarra strapazzi l'aria liquida, che ci fa gelare le mani sennò... Gira su te stessa e mostraci la via più stretta, vie verdi ad ottenere il non ottenibile tutti insieme persone di merda, ma è normale.

Come dici no, se non puoi fare di me te, che ci vuole? Come dici fai sempre la tua casa di ogni luogo che visiti salata gioca prendi salta vedi inizia la tua vita è un sussulto. In ripetizione manda segnali e segna il territorio che quelli si arrabbiano brrrr. Tutti un po' così che dicono bla bla bla e poi non sanno neanche accendere un fuoco un po' come ginocastaldi. Un po' come la terra gravida che insegna a mangiare con le mani e interrompe auto celebrazioni. Finire di lavare i vestiti assolda attenzioni e risalta questioni rilevanti solo per me e te. Mangia con le mani. Incastra le siepi e dipingi i tappeti. Le pareti, così aperte, rischiano la chiusura. Dipingi le pareti, di verde. Il verde magicamente scompare e tutti intorno ci mettiam a ballare così caldi e contenti del mondo che una buona volta siamo lo spettacolo e non lo spettatore che si sa la maggior parte degli spettatori son rottinculo e io dico porca merda... per non dire DIOSTRONZO e quelli ooooooh e allora per un giorno fanculo ai ghiri fottetevi e come dice quello stacchiamogli un occhio sodomizziamo la sua orbita e poi pisciamoci dentro. Attenzione ai circoli sono troppo chiusi che formano una ruota di bolle di organismi che decentemente danno un responso positivo a tutto, tutto un responso che non conosce la differenza tra il pane ed il bene, dopo tutto
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giovedì, 17 luglio 2008, ore 17/07/2008 03:03

Calmi figlioli, anche i ghiri muoiono.
E tu perché non ti lasci, maledetto rottinculo?
Vedi armi e dici cazzate.
Wiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii.
Sta tornando il miraggio e l'acqua mira in alto.
Coprimi di olio per friggere.
Vado a pisciare. E a riposarmi. Ciao.
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giovedì, 17 luglio 2008, ore 17/07/2008 02:39

Rileggendo le note del passato manco di opacità ma scrivo gli spartiti.
Riparlando il tempo che fu mi stupisco di me stesso e mi incuriosisco di quanto possa essere fine delle volte, quando incuriosisce la mia faminepulse. Come un cespo di rovi. E la mia vetta innevata.
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giovedì, 26 giugno 2008, ore 26/06/2008 00:24

PRIMA PARTE

Silenzi mantengono inalterate questioni rilevanti solo per me e te. Quando s'apre il sipario manca la gente che non vede di buon occhio un uomo che piange ma non voglio scriverlo. Una grotta il cielo il mare che fare salta non vedere oltre me se impazzisci ti curerò, ho pazienza. Esplodi insieme a me vedrai che ti ringrazierò. Sessanta cubi di vergogna e una sola anima; accompagnami nella salita e vedrai fiori gialli e verdi farai ciò che ti dico perché mi vuoi bene. Sick.

POI ARRIVA

Metti le scarpe dietro la credenza altera le tue percezioni vivi d'incanto vedi la coscienza che si solleva e discendo con te. Altera le tue percezioni e vivi d'incanto. Altera le tue percezioni e mangia alluminio, sogna pane e distruggi terra, 'ché il sole tramonta anche oggi, insieme a me farai una canzone di ghiaccio che vede orizzonti nuovi. Scrivo male per te 'ché mi capisca solo tu addio emozioni le cascate mangiano lacrime piangi senza lacrime è una frase un po così la riva dorata sente il tuo battito e ti distendi e ti muovi nella sabbia diventa sabbia color me e onde e ansie e dolori immagina me che vedo i tuoi pensieri, che ascolto le tue fantasie che immagino la tua vita con montagne innevate, io disteso non ci sto a far nulla. Mi vien solo da fare dum dum dum dum dum. Il sistema fuori dalla finestra precipita in un mare di inimicizie verdi. Le fotografie vedono due figure, troppe per me; andiamo a divertirci, ma senza poter girare al largo che ne facciamo. Alla fine si risolve in un ritorno alle cose semplici anche se meno intense occhi chiusi a scrutare il buio voglio un gelato e poi solo venir sepolto sotto la sabbia che scivola via nel vento. Nella mia stanzetta. Yeah. Yeah. Yeah.
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giovedì, 19 giugno 2008, ore 19/06/2008 21:40

up-points_feist
C'è chi da un valore alle cose, c'è chi lo perde. Io lo temo.
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domenica, 11 maggio 2008, ore 11/05/2008 03:23

Sedersi, mangiare pane, vivere di sedie e stanza con luce soffusa. Pochi cari che ascoltano da terre lontane. I lutti mangiano la nostra casa. La nostra casa di legno verde resuscita i morti. Perfino i porci. Sconfitti da me, mi impegnerò a sconfiggervi, bastardi. Ed ora vado a coricarmi, preso come sono da una grande voglia di accecarmi con la candela. Presto sarà l'alba, e io dormirò, Sole arriverò anche a te. A presto. Sfuma la città.
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domenica, 11 maggio 2008, ore 11/05/2008 03:13

lo lo lo gallo torno da un fulmine incenerito così vedete come si vive d'estate. maniche bianche bianche bianche white così non si vedevano da mo' diciamo si da un bel po' allora che ci fate qui? non saprei sei tu che acceleri, acceleri? no. si e dai... reiterazione manca di logica quando svieni. muovere gli ingranaggi calmare gli animi vivere di soffii iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii e follia generazionale. così ho imparato a cacciare. lasciatemi stare. io vivo da solo. ma state nei paraggi, grazie
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martedì, 29 aprile 2008, ore 29/04/2008 02:28

Ti puoi suicidare solo da morto
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sabato, 26 aprile 2008, ore 26/04/2008 15:03

monkey_islandIl tempo dei Castagni è terminato.
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venerdì, 25 aprile 2008, ore 25/04/2008 00:48

La odio così tanto da non poterne fare a meno.
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giovedì, 24 aprile 2008, ore 24/04/2008 14:27

Per morire servono gli adesivi.
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mercoledì, 23 aprile 2008, ore 23/04/2008 21:18

L'alba è  fresca. Più di un giorno d'estate.
Pensato e/o confezionato da George Frusciante.
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venerdì, 22 febbraio 2008, ore 22/02/2008 22:30

DA TWITTER (che poi io uso diversamente)

Devo trovare un ramo.
Merende all'una.
Raccoglie e rippa.
Puana puan puana pinau puana pinou.
Catalisi del ritmo in un (A)live dei Daft Punk.
Giorgio e l'acido di carta.
L'ordine dei sassi.
Navigo nella sabbia.
Ti voglio vicino, so che ci sarai.
Agheghreheia.
Mando grilli in avanscoperta.
Ho una visione molto frusciantesca e ataxiana della musica, che è visuale e marciante.
Il disordine pende sempre verso il sostegno più debole.

P.S.: Ci sono almeno tre cose errate in questo post. Chi le individua vince una rana che prega la Madonna in cirillico.
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sabato, 26 gennaio 2008, ore 26/01/2008 23:59

La stagione privata muove l'orizzonte di piombo.
Pensato e/o confezionato da George Frusciante.
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